E chissà come sarà lui domani

In un futuro non troppo lontano.

Tutti i lavori conosciuti oggi dall’uomo sono svolti da macchine tramite l’intelligenza artificiale, l’AI. L’uomo non sarà più necessario per svolgere un lavoro, nessun lavoro. Quindi da genitore mi trovo costretto a farmi delle domande, un mucchio di domande: Cosa devono studiare oggi i miei figli? Che lavoro faranno? Ha senso per loro studiare anni su una cosa che poi non avrà più nessun valore tra 5/10 anni? Ha ancora senso studiare? Se il lavoro non esisterà più cosa faranno tutto il tempo? Come impiegheranno le loro giornate? Quali saranno le loro forme di reddito? Avranno e vivranno solo con i beni materiali che i loro genitori gli lasceranno in eredità? E quando questi beni finiranno? E chi non avrà ereditato nulla scomparirà in silenzio? Ci saranno guerre e rivoluzioni? Che ne sarà del genere umano? Che ne sarà dei miei figli?

Io non ho le risposte a tutto queste domande, ma credo sia giusto porsi questi quesiti perché se non sarà la generazione dei nostri figli, sarà quella dei nostri nipoti.
Però possiamo prepararci a tutto questo, grazie alla natura umana.


La natura umana è l'insieme delle caratteristiche distintive, compresi i modi di pensare, di sentire e di agire, che gli esseri umani tendono naturalmente ad avere, indipendentemente dall'influenza della cultura.


Sarabocchio A.I.

Dobbiamo aiutare i nostri figli ad affrontare la vita in maniera completamente diversa rispetto alla nostra, sforzandoci di andare contro preconcetti e schemi che ci hanno imposto da ragazzi. Così come i nostri genitori, chi più chi meno, negli anni 60 provarono a cercare un cambiamento.
Ci sarebbe un modo, seguendo due aspetti che sembrano discordanti, ma se cominciassero a intraprendere due percorsi paralleli credo possano funzionare.

Il primo lo chiamo “Indipendenza consapevole”, che consiste nel lasciare che i ragazzi vivano la vita a modo loro non cercando paragoni futili con la nostra epoca. Per noi il muretto era il punto d’incontro con gli amici per condividere storie o fare nuove amicizie, per loro è la videochiamata o il gioco condiviso su una console.
Noi scoprivamo posti nuovi nel mondo sfogliando l’atlante, loro fanno swipe su Instagram. Per comunicare con un’amico lontano scrivevamo una lettera prima in brutta e poi in bella ed aspettavamo settimane prima di una risposta, loro adesso twittano o chattano in una frazione di secondo.
Tutto questo è male? No, non credo proprio, è solo un modo diverso di fare le cose. I ragazzi oggi hanno accesso ad una quantità di informazioni infinite e questo non è un male, questo non è sbagliato perché avere tutte queste informazioni li porterà ad avere molte più occasioni nella vita, molte più possibilità di sviluppare idee, progetti e pensieri e conoscere molte più persone di differenti culture sparse in tutto il mondo. I ragazzi sono consapevoli di tutto ciò perché ci sono nati dentro la tecnologia ed è parte integrante della loro esistenza.
Come se a noi improvvisamente ci avessero vietato di andare in bicicletta perché poteva essere pericolosa o leggere Topolino per qualche altro assurdo motivo. Non potremo mai togliere a questa generazione una cosa che è radicata dentro la loro natura, perché per loro è un’occasione e non un pericolo.

Il secondo aspetto lo chiamo “Alimenta la creatività“, consiste nell’aiutarli ogni giorno a coltivare le loro passioni. Hanno a disposizione talmente tante strade da percorrere che spesso, per non sbagliare, non ne prendono nessuna e sono confusi e angosciati dal futuro. Possiamo aiutarli sin da giovani ad essere creativi e fantasiosi, essendo noi stessi creativi con noi stessi e nei loro confronti. Per questo motivo io provo a trasmettergli il seme della creatività, il seme della passione, il seme della estrosità, il seme del genio. Cercando ti fargli tirare fuori in maniera completamente autonoma il loro personale estro creativo che facilmente si trasformerà in passione che a suo volta diventerà un lavoro (se ancora di lavoro si potrà parlare).
In poche parole, cerco di fargli capire che sono unici e come tali nessuna macchina potrà mai essere come loro, nessun algoritmo potrà essere unico come loro. Come diceva Coco Chanel «Per essere insostituibili bisogna essere unici.»


Per essere unici, bisogna essere degli imperfetti sognatori e dei folli creativi.


Loop

Se riusciamo a portare avanti in maniera parallela questi due concetti durante il loro percorso di crescita, “Indipendenza consapevole” e “Alimenta la creatività“ sono sicuro che nessuno potrà fermare questa e le prossime preziose generazioni e che faranno un’ottimo lavoro per aiutare il loro pianeta.

Tecnologia e Creatività, Unicità e Passione. Questi sono i binomi che io utilizzo e spero possano essere uno spunto di riflessione anche per voi e per i vostri ragazzi.

Mentre ragioniamo su tutto ciò ascoltiamoci Futura di Lucio Dalla del 1980 «E chissà come sarà lui domani. Su quali strade camminerà.»

Buon ascolto.

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