Scrivo per non mentire a me stesso

Scrivere è sempre stato il mio desiderio sin da ragazzo, ma non l’ho mai saputo. Scrivere mi piace perché è silenzioso e si entra in perfetta armonia con se stessi e con il propio io interiore.


A se stessi non si può mentire perché si mentirebbe due volte, sapendo già di mentire.


Scrivere è uno stato naturale delle cose e spesso lo uso per fare chiarezza nella mia testa e per riuscire a mettere a fuoco e in ordine le cose più complesse e nascoste della mia vita.
Come ho accennato qualche articolo fa, bisognerebbe ogni tanto fare l’esercizio di scrivere senza troppo pensare e senza indietro tornare a rileggere, scrivere d’impulso, “ONE SHOT” e si va avanti rincorrendo sempre la prossima idea che si lega sempre per qualche recondito motivo a quella precedente come una sinapsi continua che illumina la mente e le traduce in parole

Scarabocchio Sinapsi

Arriva improvvisamente in testa un concetto BOOM, un’idea o un frammento di ragionamento fatto il giorno prima che ci appassiona e riteniamo valido da sviluppare ed elaborare. Poi lo circumnavighiamo per osservarlo meglio, per osservare ogni sua angolazione, ogni suo aspetto e pertugio . Lentamente gli giriamo intorno, studiamo ogni sua prospettiva, fragilità e punto di forza e mentre facciamo tutto questo gioco cominciamo a scrivere: ragioniamo e scriviamo, ragioniamo e scriviamo al tempo stesso. Tutto questo mi dona un senso di pace e di serenità.


La scrittura deve portare serenità a chi scrive e curiosità a chi legge.


Nella mia vita sono alla costante ricerca della serenità, da non confondere con la felicità. Quest’ultima dura solo un’attimo, viene e va in continuazione nella nostra vita, così come la tristezza. Non c’è gioia senza tristezza e non ci potrà mai essere afflizione senza la felicità, è fisiologico. Al contrario la ricerca della serenità è un percorso introspettivo, un sentiero da percorre dentro noi stessi. Io questo sentiero ho cominciato a intraprenderlo grazie alla scrittura.
Certo sarà complicato, ma quando scegliamo di fare qualcosa di più complicato rispetto a quella più semplice, abbiamo trovato il nostro perché, abbiamo trovato la nostra strada verso la serenità.

La scrittura è lo specchio dell’anima? Si, ma non tutti quelli che scrivono utilizzano uno specchio per comunicare con loro stessi. Molti scrivono quello che non pensano o peggio ancora copiano il pensiero di qualcun altro, un furto bello e buono vendendosi l’anima al diavolo. Trovo sia giusto replicare quello che altri hanno scritto se condiviso, ma basterebbe citare la fonte cosi da far capire al lettore che siamo davanti ad un pensiero non tuo, anche perché in questo modo si ha la possibilità di elaborarlo come punto di partenza per altri ragionamenti. Ma purtroppo non sempre è così.

Io volendo raggiungere la serenità, non utilizzo filtri tra la mia testa e la mia penna, non mi autocensuro mai e se qualcosa è troppo personale o troppo intima non la scrivo e basta.

Italo Calvino scriveva nel libro le Le Cosmicomiche che: « l’uomo moderno per affrontare le cose troppo grosse ha bisogno di uno schermo rispetto all’uomo primitivo che utilizzava un atteggiamento naturale. » Forse tutto questo è dato dal fatto che la nostra generazione come la precedente è una generazione fisica. Giudichiamo solo dalle apparenze senza mai andare dentro le cose, senza circumnavigarle, una vita cosi superficiale che appiattisce le nostre menti, esseri culturalmente lobotomizzati resi inermi davanti le ingiustizie e sopraffatti da persone senza scrupoli.
Come scriveva George Orwell nel libro 1994 « 2+2=5»

Ma questa è tutta un’altra storia.

Mentre ragioniamo su tutto ciò ascoltiamoci l’album Hail to the Thief dei Radiohead del 2003 dove il primo brano di questo meraviglioso album porta propio il titolo “2 + 2 = 5”

Buon ascolto.

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