Fare solo quello che mi va di fare
Ricordi, quelli belli.
Da ragazzo ho sempre pensato che crescendo sarei stato obbligato a fare una marea di cose che non avrei mai voluto fare: obblighi imprescindibili, andare per forza in un luogo, dire per forza quella frase in quel preciso momento, scelte basate sulle responsabilità prese nei confronti della famiglia, sopportare e supportare situazioni nella quali non avrei voluto neanche entrarci. In mezzo a tutti questi obblighi e doveri ci siamo dimenticati di vivere.
E in effetti è stato proprio cosi, tutte le profezie si sono avverate, non ad una età precisa, ma gradualmente negli anni, obblighi che sono diventati sempre maggiori e più gravosi sulla mia persona e ovviamente mai piacevoli come ogni obbligo nella vita di un essere umano. Sino al culmine, dove i rapporti umani erano diventati un dovere, come ogni singola azione della mia giornata, persino il mio lavoro era diventato un obbligo. Per vivere avevo bisogno di continuare a tenere un certo comportamento, di fare o non fare, di dire o non dire, un loop mentale deleterio. Un loop scandito ciclicamente da me stesso, era diventato succube di un ritmo di vita scandito da me stesso. L’obbligo è diventato abitudine o l’abitudine era nel tempo diventato obbligo, questo fa poca differenza. Economicamente appagante ed emotivamente felice? Assolutamente si.
Ma poi, come in ogni ciclo della vita di un essere umano, dopo un trauma/scossa che ora non sto qui a raccontare (ne parlerò in futuro, credo) cominciamo a vedere le cose da una diversa prospettiva. Nel mio caso è stato nel Maggio 2017.
Ho avuto molto tempo per riflettere con me stesso e su me stesso. Riconsiderando tutta la mia vita fino a quel momento, facendomi delle mappe mentali sullo stato attuale della mia vita su tutto quello che mi aveva dato, ma anche che mi aveva tolto e su tutto quello che si era presa di me, ma che in realtà ero stato involontariamente obbligato a dare. Giorni e giorni di ragionamenti e pensieri, tutti scritti nella mia mente. Elaborati demoliti poi ricomposti, e così via fino ad ottenere quello che volevo ed a capire quello che cercavo, tutto in maniera irrazionale, ma estremamente efficace.
Ho fissato nella mia mente pochi, pochissimi obiettivi che volevo raggiungere in brevissimo termine, ma erano ancora troppi, ed allora ho ricominciato a lavorare con la mia mente (di tempo ne ho avuto molto) per sintetizzare tutto in un solo concetto:
“Fare solo quello che mi va di fare.”
È qui propio davanti a me.
Lo scrivo subito per tranquillizzarvi, questo non vuole dire non prendersi le proprie responsabilità e non avere doveri imprescindibili nei confronti di mia moglie e dei miei figli, e di tutte le persone a me care. Anzi, questo concetto, mi porta propio a fare l’opposto. Poi lo capirete.
Fare solo quello che mi va di fare trovo che non sia solo un concetto, ma un “mantra” che nella lingua vedica significa “strumento del pensiero” che mi ripeto ogni giorno come una preghiera, come un inno, come un mantra. Questo mantra racchiude tutto: quello che ero, quello che sono e quello che sarò.
Perché fare solo quello che mi va di fare sarebbe stata la soluzione a tutti i miei problemi?
Semplice quanto banale. Volevo ottenere solo una cosa da quel momento fino alla dipartita, SERENITÀ. Una parola semplicissima, che purtroppo oggi associamo solo ad una vacanza o alla stabilità economica. Nulla di più sbagliato. La serenità è dentro di noi e sempre stata dentro di noi sin da quando siamo venuti alla luce. Un neonato piange solo quando ha fame, quando sta male o quando ha bisogno di essere cambiato, non conosce ne l’ansia ne lo stress ne inquietudine ne il tormento, non ha la minima idea di cosa siano e il perché esistano, in natura questi stati non esistono siamo stati noi a crearli.
Nasciamo sereni e viviamo nella rabbia.
Ottenere la serenità tornando nuovamente alla luce ed accettare la propria natura. Possono sembrare due concetti discordanti, ma in realtà è la consapevolezza di ricominciare tutto dall’inizio accettando i propri limiti, ma soprattutto le proprie capacità.
Ricominciare sapendo chi siamo.
Ora bastava ricollegare tutti i punti della mappa mentale che mi ero costruito durante i miei lunghi ragionamenti ed era fatta. Rivalutando ogni singolo aspetto della mia vita: il lavoro, i rapporti umani e le attività di tutti i giorni. Era fatta, ora bisognava solo mettere tutto in pratica ed essere sereni.
Di fronte ad un torto, non mi arrabbio.
Di fronte all’arroganza, mi giro dall’altra parte.
Di fronte alla collera, sorrido.
Di fronte al successo, provo gioia.
Di fronte all’inquietudine, io sono sereno.
Si ok, tutto bello, ma alla fine di concreto?
Continua a fare un lavoro creativo senza dover rendere conto a nessuno, passo molto più tempo con i miei figli e con mia moglie e sono sulla strada della serenità.
In poche parole, faccio solo quello che mi va di fare.
