L'incontro tra suono ed immagine

Una delle mie più grandi passioni che ho sin da ragazzo è stato l’incontro tra il suono e le immagini. Questo mi ha portato ad occuparmi di video editing per tantissimi anni della mia vita lavorativa. Attività che ora faccio solo per piccoli clienti selezionati.

Questo incontro tra musica e video è un concetto e uno studio molto particolare che vorrei provare a raccontare con naturalezza e semplicità, un concetto che alla base non ha delle regole da seguire, ma possiamo sperimentare in infiniti modi.

Vi faccio subito un esempio per farvi capire di cosa sto parlando: “Full Metal Jacket” film del 1987 di Stanley Kubrick, scena di relax post attacco, dopo l’ultimo sparo il silenzio e parte “Surfin’ Bird” dei The Trashmen dei pezzo surf per eccellenza del 1963. 

Vi chiedo di provare a fare un esperimento: provate prima a vedere il video qui sotto senza l’audio, poi ascoltate solo l’audio e chiudete gli occhi e infine guardate il video completo con l’audio montato.

Che sensazioni hai provato?

Secondo esempio: “2001: A Space Odyssey” del 1968 sempre di Stanley Kubrick, scena del viaggio tra navicelle spaziali e un assistente di volo che sembra danzare in assenza di gravità, diretta dalla musica di Johann Strauss “The Blue Danube”. Un waltz e lo spazio, la musica classica con la più alta concezione del futuro che si potesse immaginare negli anni 60. 

Anche qui due elementi apparentemente in antitesi che sovrapposti rompono tutte le regole e gli schemi mentali.


Avete appena assistito al genio che ha compiuto il suo miracolo.


Entrambi i film non sono per caso diretti dallo stesso regista. Kubrick aveva un’ossessione maniacale e ascoltava ininterrottamente la musica, ne era dipendente come dichiarò la moglie Christiane in un intervista.

Potrei stare qui a fare decine e decine di esempi, ma vorrei portare il discorso più avanti, facendo un ulteriore ragionamento.


La musica come un commento visivo. La musica si sostituisce al narratore. La musica deve vivere indipendentemente dalle immagini, trasmettendo informazioni maggiori al pubblico.

“Una buona colonna sonora dovrebbe avere un punto di vista tutto suo. Dovrebbe trascendere tutto ciò che è accaduto prima, reggersi sulle proprie gambe e continuare a servire il film. Una grande colonna sonora è incentrata sulla comunicazione con il pubblico, ma tutti noi cerchiamo di portare qualcosa in più nel film che non è del tutto evidente sullo schermo.”
-Hans Zimmer

La musica non deve sorreggere le immagini, non deve solo aiutare la comprensione delle immagini, la musica deve dare quello che le immagini non posso dare o meglio, dare ancora più emozioni delle immagini così da amplificare in maniera esponenziale il turbamento del pubblico. Grazie alla sovrapposizione tra musica e immagini si può arrivare all’estasi.

Cercare il giusto abbinamento è una fatica mostruosa, ma quando (spesso per caso) riesci a trovarlo, non c’è gioia più grande perché hai creato una cosa che prima non poteva esistere.

Audiocassetta | da Wikipedia

Quando mi regalarono il primo Walkman, avrò avuto circa 10 anni, andavo in giro per Roma, sia in bicicletta, sia a piedi e poi crescendo in motorino ascoltando la musica sulle audiocassette.

Vi domanderete, vabbè cosa c’è di tanto particolare. Per me è stata un’esperienza incredibile perché utilizzavo i miei occhi come una macchina da presa e il walkman come colonna sonora e si venivano a creare delle sequenze completamente inaspettate e casuali di una bellezza unica. Ho desiderato tanto poter registrare quelle combinazioni attraverso i miei occhi e le mie orecchie, ma non era possibile, sono stati attimi che come sono arrivati sono andati via, però mi hanno lasciato delle sensazioni straordinarie ed è stata una palestra importantissima per quello che poi sarebbe stato parte del mio lavoro.


"La musica ha bisogno di spazio per respirare."
-Ennio Morricone


Ho sempre interpretato lo “spazio” inteso da Morricone, non come spazio fisico, ma uno spazio immaginario dove poter rappresentare le proprie emozioni.

Nella sequenza finale del film “Nuovo Cinema Paradiso” film del 1988 diretto da Giuseppe Tornatore con le musiche composte proprio da Ennio Morricone, questo concetto è rappresentato in maniera magistrale. In questa scena il protagonista rivive tutte le scene per lui più belle del cinema e questo provoca in lui l’apice assoluto dell’emozione: il pianto. 

Nella mia carriera da video editor ho sempre dato molta importanza al sync o sincro o sincronizzazione, come preferite voi.

La definizione di sincro viene da sincrono:

SINCRONO
sincrono /'sinkrono/ agg. [dal gr. sýnkhronos "contemporaneo", comp. di sýn "con, insieme" e khrónos "tempo"]. - 1. [che avviene nello stesso momento: oscillazioni s.] ≈ [→ SIMULTANEO]. 2. (lett.) [dello [...] stesso periodo preso in esame: autori, documenti s.] ≈ coevo, contemporaneo.

Una cosa che avviene nello stesso momento e aggiungo io, ne scaturisce un’altra di maggiore intensità.

Il gioco è molto efficace, ma alquanto complesso nella realizzazione. Consiste prima di tutto di individuare in un brano musicale un momento chiave, una battuta, un sussulto, un momento melodico, una qualsiasi forma melodica che andandola a sovrapporre con le immagini, ne amplificano e danno una potenza maggiore. Aiutando così il pubblico sia a comprendere meglio l’importanza del momento, sia stimolando in lui forti emozioni. Una sorta di elettroshock che possiamo usare a nostro piacimento quando vogliamo stimolare una particolare sensazione.

La stessa emozione che provavo andando in giro indossando il mio Walkman. Sovrapposizioni di musica e immagini completamente casuali le quali creano momenti irripetibili che provocano magici turbamenti nella mia mente. 


...e se voglio chiudere una scena, socchiudo lentamente gli occhi e vado a nero ...per poi riaprirli e ricominciare a creare.


Come di consuetudine, anche se questa volta in formato video, vi lascio con una delle scene più epiche della cinematografia mondiale.

Dal film “Apocalypse Now” del 1979 di Francis Ford Coppola. Quando musica e immagini ci offrono tutta la eccitante e deprimente drammaticità della guerra dove alla fine scopriamo di essere tutti delle vittime. “Si parte con la psicoguerra, bella forte.”

Grazie per il vostro tempo.

Filippo

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