Miei cari ragazzi, perchè non cominciate a scrivere?
La scorsa settimana mi sono chiesto cosa voglio lasciare in eredità ai miei figli, oggi voglio porre loro una tanto elementare quanto intricata domanda: "Miei cari ragazzi, perchè non cominciate a scrivere?”
Alla domanda: Perché scrivere?, ho già risposto in questa newsletter “Scrivo per non mentire a me stesso.” Oggi vorrei parlare del rapporto tra ragazzi e scritturra e tra tecnologia e scrittura.
Credo che sia sempre importante porsi questa domanda, soprattutto oggi dove la scrittura sta avendo una diffusione inverosimile.
Come dice il saggista statunitense Clay Shirky, docente alla New York University, sempre critico sul "cyber-ottimismo":
«L'editoria non sta evolvendo, l'editoria sta terminando il suo ruolo. Questo perché la parola "pubblicare" indica un sistema di professionisti che si fa carico dell'incredibile complessità e dei costi necessari per rendere qualcosa pubblico. Ma oggi questo non è più un lavoro. Oggi "pubblicare" è un pulsante. È un pulsante che dice "pubblica" e appena lo usi tutto è fatto»
-Clay Shirky
Non ritengo valido questo pensiero, ma ho voluto condividerlo prendendo atto delle sue preoccupazioni ed usarlo come punto di partenza del mio pensiero.
L’evoluzione sarà inevitabile e non potremo farci più nulla. Non è troppo tardi e possiamo prepararci a tutto ciò, non con la tecnologia, ma con quello che di buono abbiamo archiviato negli anni nei nostri cuori e custodiamo gelosamente. L’idea sbagliata di un setaccio pronto a separare il bene dal male, l'appropriato dallo sconveniente, non crea uno spirito libero dove poter volare serenamente noi e la prossima generazione. Non dobbiamo più indicare un lato giusto ed uno sbagliato dove stare, i nostri ragazzi devono sì conoscere le regole, ma a loro discrezione devono poterle trasgredire contro i fossili benpensanti che ritengono ancora di sapere quale sia il lato giusto dove vivere.
Ritorniamo alla scrittura, dopo questo sfogo passionale e personale.
Non amo e probabilmente non credo nell'insegnamento della “scrittura creativa” che va tanto di moda in questo periodo. Ritengo che tutto quello che liberiamo dalla nostra penna è a suo modo già in sé creativo.
Non credo inoltre nella “scrittura insegnata”, ma nella “scrittura spiegata”, non esiste nessuno che possa spiegarti a tirare fuori storie o pensieri meglio di te stesso, ma ci sono figure che possono spiegarti come autori sono riusciti ad arrivare a certi risultati.
Scrivendo riusciamo, strappando dal profondo di noi stessi, concetti che altrimenti faticosamente avremmo potuto manifestare all'esterno del nostro corpo. Scrivendo mostriamo il nostro corpo nudo davanti al lettore.
Un insegnamento che posso condividere, dal momento che è stato provato direttamente sulla mia pelle, è che per scrivere bisogna leggere, leggere di tutto, ma non necessariamente tutto. Leggere ci aiuta ad avere un linguaggio articolato, apprendiamo l’utilizzo di metafore e similitudini e ne facciamo bagaglio. Leggendo scopriamo continuamente nuovi concetti e scrivendo guardiamo e rielaboriamo le cose secondo le nostre prospettive. Un mezzo per esprimere se stessi che ti aiuta ad articolare in maniera lucida i nostri pensieri. È faticoso lo so, ma dobbiamo riuscire ad esprimerci più chiaramente possibile altrimenti gli altri non sapranno mai il nostro stato, le nostre ansie, le nostre paure e le nostre incertezze.
In tutto il periodo scolastico, specialmente quello attuale, veniamo stimolati solo esclusivamente ad un apprendimento verbale e non alla scrittura la quale è un elemento indispensabile non solo per la ripetizione di concetti appresi sui libri, ma soprattutto per stimolante concetti che ci appartengono e sono dentro di noi.
I temi vengono visti come obsoleti e futili afflizioni invece che come opportunità, sia da parte degli studenti, ma soprattutto da parte del corpo docente che grazie ad uno scritto ha modo di capire il carattere e la sensibilità di ogni singolo studente. Capire i suoi desideri, così da invogliare lo studente a percorrere il piccolo sentiero che renderà un’esile passione una florida e tangibile via verso il suo futuro.
Anche l’argomentazione di un concetto viene aiutato con la scrittura, proprio per evitare che questo venga ridotto all’osso. Con la scrittura si ha la possibilità di soffermarci su un problema, sviscerare, analizzare e interpretare per poi esprimere un univoco giudizio partorito dal proprio pensiero critico.
La scuola certo ha le sue colpe, ma anche la famiglia ha altrettante responsabilità. In una famiglia che non è abituata a discutere in maniera civile e costruttiva, non troveremo mai un ragazzo in grado di farsi delle proprie idee su determinati argomenti e questo ha un effetto distruttivo sulla sua capacità argomentativa. Così come nei diverbi familiari si fa un passo indietro e ci si arrende pur di non fare lo sforzo e la fatica di provare a combattere per le proprie idee e allo stesso tempo ascoltare il pensiero opposto.
Altro aiuto che può dare la scrittura è la guerra incessante che si combatte contro la semplificazione del gergo scritto che ormai è tristemente diventato di uso comune. Si usa il minimo indispensabile di parole, l’incapacità di spiegarci limita i nostri obiettivi, e le nostre capacità. Ci accontentiamo limitando al minimo lo sforzo e questo è dato dalla pigrizia che mano mano con il tempo cresce e lentamente sprofondare nelle sabbie mobili dell'infelicità. Quando non sappiamo esprimerci i nostri obiettivi non li raggiungeremo, mai.
Siamo passati dalla civiltà della scrittura alla civiltà dell’immagine e questo porta ad un intorpidimento del nostro cervello. I libri un tempo pieni di testi, ora contengono quasi esclusivamente figure. “Un'immagine vale più di mille parole,” si dice, ma in questo contesto la ritengo una fesseria, perchè è una scorciatoia per il nostro cervello che non fa più il lavoro di associare una serie di lettere ad una parola e la parola ad una immagine, ma trova una scorciatoia e la individua subito attraverso l’immagine e tutto questo sta sgretolando il nostro modo di pensare portando ad un deterioramento cerebrale.
Cosa possiamo fare concretamente per trasmettere l’amore alla scrittura ai nostri ragazzi?
Devono leggere di più. Leggere romanzi, articoli di attualità, articoli scientifici, testi di filosofia, poesie, lettere di un amico o anche i testi sui social. Ponendo la massima attenzione su quello che si sta leggendo. Solo così si acquisirà materiale preziosissimo da riutilizzare per poi esprimersi meglio. Dai libri acquisiamo i mezzi per imparare nuove metafore, chiedendosi cosa l’autore voleva comunicare, approfondendo quei concetti e farli nostri. Insomma, tutto quello che si legge, va capito e bisogna confrontarsi con quello che si sta leggendo.
Devono ascoltare e fare domande. Prima di rispondere è importante riflettere sulla domanda, capirla bene e se non è chiaro fare quante più domande possibili. Solo dopo si potrà esprimere al meglio il proprio concetto.
Saper scrivere è un allenamento, va fatto come in palestra, ci si deve allenare ogni giorno combattendo la pigrizia e tutti i dubbi sulle proprie capacità spariranno.
Scrivere vuol dire mostrarsi per quello che si è, mettersi a nudo davanti al proprio pensiero, scrivendo quello che siamo realmente. Questo servirà anche al genitore per capire che idea si è fatto del mondo e se possibile aiutarlo nei momenti di difficoltà.
Per capire quello che voglio dire, devono avere una spazio di riflessione, non possono essere sommersi da una valanga di informazioni tramite la lettura e non poter elaborare quello che hanno immagazzinato. Devono poter prendersi il loro tempo per riflettere sui concetti ed esprimere il loro di pensiero, personale ed unico.
Concludo con il dire che ognuno di noi andrà a finire nel punto esatto che si costruito nel corso della sua vita. Per trovare il punto adatto a noi: Leggiamo, Pensiamo, Scriviamo e poi ricominciamo.
Ciao, stai bene!
Filippo
