I poeti non sono estinti
Sono le cinque del mattino ed ho passato tutta la notte alla scrivania a scrivere poesie, la candela accesa da ore è sfinita e la fiammella è sempre più flebile, in sottofondo una timida pioggia mi aiuta a rilassarmi ad aprirmi la mente. Per scrivere ho bisogno di essere completamente in pace, perché non so dove voglio arrivare, ma so solo come arrivarci. La poesia per me è un antiacido per l’anima che mi gratta via tutto quello che nascondo dentro e lo rigetto con parole e versi. Come un buio confessionale di una chiesa di periferia, ma senza penitenza e senza assoa notte.
Per scrivere devo essere il più possibile terso e trasparente con me stesso, non devo mettere paletti o confini, non devono esserci contaminazioni mentali tali da disturbare il filo diretto tra anima e parole. Se mentre scrivo ho l’ansia, scriverò con l’ansia e non la voglio gestire, scriverò semplicemente la conseguenza del mio stato d’animo, perchè altrimenti non sarei più me stesso.
Le sinapsi cominciano a vomitare parole. Parole vere.
La poesia per uno scrittore è l’atto di altruismo verso il lettore, più profondo che l’essere umano posso immaginare. Un atto d’amore senza precedenti. Un esperienza che tutti almeno una volta nella vita dobbiamo provare.
Perchè a scuola i nostri figli non scrivono poesie?
Scrivendo poesie, possiamo apprezzare realmente cosa c’è dentro ognuno di noi, un gesto intimo per aprirci a chi ci vuole bene e scoprirci a chi non ci conosce veramente. La poesia è espressione in versi di idee, emozioni, immaginazione e tutti i sentimenti umanamente possibili traducibili in parole. Un dialogo stretto e intimo con il lettore.
La poesia è musica, la poesia è arte, la poesia è bellezza. La poesia è un concentrato di emozioni. Quando un’emozione trova il suo pensiero, il pensiero trova le parole.
Ma perchè leggere poesia? Nell’era dell’AI non è una perdita di tempo? Robetta da sentimentali che non hanno voglia di esperienze concrete e si rifugiano dentro esperienze altrui. No non è così e vi spiego il perchè. Molti di noi utilizzano la poesia solo nel reale momento del bisogno, solo dopo un avvenimento significativo che li ha stravolti e si rifugiano nella lettura di poesie solo per cercare una soluzione a questi mali, un oasi di salvezza.
Solo allora ci si rende conto dei poteri curativi che possiede, ma non sarà troppo tardi? Non credo sia in grado di aiutare nell’esatto momento in cui viene letta la prima volta.
Ognuno di noi è frutto di un'eredità. Scrivendo trasmettiamo l’eredità ricevuta e la riversiamo di generazione in generazione. Così il pensiero si evolve, si moltiplica, si matura e cresce.
Io sono convinto del fatto che possiamo trarre i vantaggi della poesia, solo dopo anni dalla prima lettura, solo dopo aver capito l’insegnamento che ci ha rilevato, così da essere più forti e poterci relazionare con gli altri superando gli ostacoli della vita.
Tutto questo non potrà mai avvenire alla primissima lettura, perché la poesia ci fa crescere portandoci ad un livello superiore che poi saremo noi nel quotidiano a dover affrontare. È un arma, ben affilata nel tempo. È una seme del quale ci siamo presi cura giorno dopo giorno e nel momento del bisogno ci aiuterà a vivere nutrendoci della nostra stessa natura.
«Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?»
-John Keating
Leggiamo e scriviamo poesie e trasmettiamo tutto questo ai nostri figli.
Ci ameranno ancora di più.
Ciao, stai bene!
